Per vincere la solitudine mi sdoppiai la personalità. Ma con il mio alter ego le cose non andavano particolarmente bene. Decidemmo, di comune accordo, di sdoppiarci ulteriormente. Il gioco ci prese la mano, lo confesso. In breve tempo mettemmo su una cospicua compagnia di giro, formata dalle mie molteplici personalità. La situazione a tratti era ingestibile, perché ognuno aveva le stesse esigenze degli altri. Esaurimmo presto lo scarno repertorio di prosa che rappresentavamo. Con risvolti da grand guignol molti di noi sparirono, altri si diedero alla macchia. Sempre meno, non rimase che rientrare in me. Di nuovo solo, mi producevo in sfibranti monologhi sulle stesse piazze che mi avevano visto capocomico. Il fatto creò non poco sconcerto in almeno un paio di spettatori. Fu allora che decisi di ritirarmi a morte privata. Un’intuizione geniale, per i più. In quanto tale la più stupida.