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Pagavo regolarmente pegno al mio destino, l’acconto al fato e saldavo i conti con
Forte e ieratico come l’asse di denari non esitavo a espormi in congetture. L’immanente era materia consuetudinaria e il trascendente, al più, una declinazione dello stato zodiacale. A cui pagavo debitamente un pegno. Poi vennero la caduta delle stelle ed elementi inaspettati come l’autunno o, peggio, l’inverno. Quello della ragione soprattutto. Mi feci coraggio pensando al nulla, al sacro nulla divinità estiva. Il Nulla mi fece gioco. Con una volata magistrale mi guidò al traguardo. Salvo lasciarmi l’amaro in bocca della sconfitta. Che – sia pure mal digerita – tanto era simile al pesce di lago. Ne feci incetta ben sapendo che il mare, come l’oceano, come l’infinito, erano giochi d’azzardo. Serviti a un altro tavolo, per giunta.
Rifondarono il sistema solare. Si dovettero, giocoforza, anche rivedere alcuni quadri dell’astrologia. Così, detto fatto, mi ritrovai la 7^ casa governata dal pianeta Cerere e la 10^ da 2003UB313. Le conseguenze non furono del tutto spiacevoli. Mi scoprii così il più avaro dei prodighi e il più generoso degli avari. In campo sentimentale ero freddo, cinico e distaccato ma con una forte tendenza alla dolcezza, alla comprensione e all’altruismo. Ero a tutti gli effetti una personalità instabile, labile confusa e problematica. Ottenni pertanto importanti incarichi istituzionali che ricoprii con comprovata incompetenza. Giunta l’età del riposo, fui congedato con grandi cerimonie e feste e con l’inevitabile disperazione da parte della corte dei piaggiatori. Il bilancio della mia vita era indiscutibilmente in credito. Perlopiù di abuso di credibilità.