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20/07/2007, ore 08:15

La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani.
G. Leopardi

L’avanzare dell’estate portava – di norma – temporali di dolore e tempeste di solitudine. Passavo le giornate a fantasticare, a immaginare mondi migliori, mondi più buoni o anche solo mondi alternativi. Ma non c’era lo spazio per fare breccia nella realtà, nel cupo rintronare della routine. Varcavo così le soglie del conosciuto inebriandomi di ignoranza e soprattutto di oblio. Un sano, tonificante, terapeutico oblio. Al risveglio da quel bagno di dimenticanza, ripartivo daccapo alla scoperta del mondo. Era un gioco, lo sapevo benissimo. Ma era anche una soluzione, forse l’unica, all'onnipresente problema della noia. Che non era esattamente il più sublime dei sentimenti umani. Proprio no. Era piuttosto il più subdolo, il più vigliacco e anche il più pusillanime se mai. Delle volte pure un po’ bastardo.
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Ossessioni: parole, riflessioni, odio, noia
04/04/2007, ore 15:22

Maniacale e morboso, tenevo particolarmente alla pulizia dell’anima. Non fosse altro per formalismo o convenzione sociale. Immerso nel mondo però non fu facile mantenere la limpidezza, l’onestà, la rettitudine. Avulso alle logiche di compromesso, optai per una comparsata sul palco della vita, un ruolo di secondo piano che mi consentisse di espormi rimanendo coperto. O di coprirmi pur esponendomi, a seconda dell’ottica e del punto di vista. Ma sporcarmi fu inevitabile. E pure divertente. Colluso e complice, mi divertivo a fare il moralista, più ancora che con il sudoku, e a fingere di applicare con rigore la legge. Rigor mortis, per intenderci.
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Ossessioni: riflessioni, odio, reality
06/03/2007, ore 14:37

Non avevo alternative: dovevo per forza di cose ascoltare anche il mio dolore. Su consiglio del mio amico invisibile dell’infanzia decisi di applicarmi dapprima a un ascolto superficiale, epidermico. Funzionava. Soffrivo senza patire. Poi approfondii la conoscenza. E con essa il grado di sofferenza. Soffrivo soffrendo. Ma al contempo imparavo a sognare. Dapprima erano sogni senza sogno ma poco alla volta diventarono sogni sognati, sogni bisogni e infine incubi. Ecco, la mia dimensione esistenziale per un tempo fu proprio questa: sofferenza accompagnata da incubi. Il tutto per avere imparato ad ascoltare. Il tutto per non avere imparato a ignorare.
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Ossessioni: riflessioni, odio, non-amore
02/03/2007, ore 16:02

La formula perfetta per la pace era la guerra, soprattutto se di religione, soprattutto cioè se combattuta per stabilire quale Dio - l’essere ottimo – fosse il migliore. Per giunta la guerra era selettiva non meno che selezionatrice: anche in questo caso sempre e solo i migliori, benché non fossero dei o divini, sopravvivevano. Non v’era ombra di dubbio che quella bellica fosse la migliore, appunto, delle attività umane. Poco portato per le occupazioni manuali, la trascurai lungamente, fino quasi ad alienarla. Per questo fui giudicato a più riprese ignavo, pigro, vigliacco e pusillanime. Obtorto collo i miei contemporanei avevano ragione: se la guerra era la misura dell’uomo, dovevo misurarmi con essa. O essa con me. Con mio profondo sollievo però non vi fu mai una vera occasione di incontro. Né, parlando di guerre, tanto meno scontro.
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Ossessioni: amore, riflessioni, religione, odio
30/01/2007, ore 08:43

Mi muovevo tra gli altri con grazia profonda e sublime leggerezza. Del resto il mio maestro di dolore aveva lavorato tanto e devo dire bene per farmi accettare la realtà. Con grazia e leggerezza appunto, mi muovevo facendomi strada con la mia accetta. L’inizio non fu semplice: non è concepibile eliminare il prossimo solo perché è vivo. Ma poi a poco a poco mi abituai all’idea che gli altri erano poco più che stati mentali, proiezioni astratte del mio inconscio, il frutto, perlopiù aspro e  acerbo, delle mie paure. Più che eliminarli, insomma, li glissai. Fino a che divennero solo come il ricordo dell’incubo al risveglio. E allo stesso tempo i fantasmi della notte prima di addormentarmi.

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Ossessioni: amore, riflessioni, odio, non-amore