La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani.
G. Leopardi
L’avanzare dell’estate portava – di norma – temporali di dolore e tempeste di solitudine. Passavo le giornate a fantasticare, a immaginare mondi migliori, mondi più buoni o anche solo mondi alternativi. Ma non c’era lo spazio per fare breccia nella realtà, nel cupo rintronare della routine. Varcavo così le soglie del conosciuto inebriandomi di ignoranza e soprattutto di oblio. Un sano, tonificante, terapeutico oblio. Al risveglio da quel bagno di dimenticanza, ripartivo daccapo alla scoperta del mondo. Era un gioco, lo sapevo benissimo. Ma era anche una soluzione, forse l’unica, all'onnipresente problema della noia. Che non era esattamente il più sublime dei sentimenti umani. Proprio no. Era piuttosto il più subdolo, il più vigliacco e anche il più pusillanime se mai. Delle volte pure un po’ bastardo.