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Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come il fuoco quando si mescola ai profumi e prende nome dall'aroma di ognuno di essi.
Eraclito
Confortato dalla filosofia, consolato dalla musica, allietato dalla poesia, mi accingevo a vivere l’estate in tutta la sua essenza, in tutte le sue assenze (o mancanze). D’estate le delusioni della vita lasciavano posto alla speranza, il ciclico rinnovarsi dell’illusione. La notte tornavo a sognare e nel sogno ricavalcavo le tigri di carta di antiche battaglie ideologiche, delle questioni di principio, dei dubbi etici e finanche della deontologia professionale. Avevo perciò sonni agitati. Il mattino conservava sempre un sapore di amaro, la matrice della mia giornata. Per addolcirlo cambiai più volte cover al mio telefonino. E anche lo sfondo del pc. Ma non riuscii a cambiare la smorfia che avevo invece del sorriso, una smorfia che mi contraddistingueva ovunque come un marchio, una cifra impressa a fuoco. Una smorfia bella però, una smorfia di colore.
Il principio era la fine e la fine l’inizio. La chiave di lettura dell’epoca era dunque
Ero un temporale estivo. Un fulgido, splendente, vigoroso temporale estivo. Malgrado il fastidio dei tuoni, ero bene accolto perché portavo refrigerio e respiro. Mi accanivo con la canicola, mi affaticavo con l’afa. Il riposo era un lusso che potevo assolutamente permettermi. Ma che rimandavo. Fui detronizzato a settembre, il più infedele dei mesi. Piansi lacrime di cielo e sparsi gli ultimi cenni d’estate. Non era una semplice svolta, ma un cambiamento epocale. L’onda lunga dei sentimenti vissuti più volte, i ri-sentimenti, accendeva cuori spenti, mentre si spegnevano le luci della ribalta. Stordito dal mio stesso dolore, anestetizzato dallo sconforto scelsi