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Frequentavo decisamente posti ameni, come il Circolo del Sudoku, l’Accademia dello Scopone o luoghi letterari. In questi ultimi mi perdevo volentieri, seguendo le trame di un respiro non mio o non solo mio. Mi ritrovavo quasi sempre – non senza un po’ di fatica - verso sera. Le giornate molto spesso trascorrevano così. O si sprecavano così, a detta di molti. Fu giocoforza trovarsi un lavoro. La società liberale e liberista offriva un’ampia e variegata gamma di cosiddetti lavori. Avrei avuto solo l’imbarazzo della scelta. Era troppo però. Per fortuna mi aiuto un amico giamaicano. Fedele a un sistema libe-rasta mi aiutò a lavorare senza faticare. In maniera s t u p e f a c e n t e, peraltro.
Parlavo spesso di me con persone che dimostravano interesse ad ascoltarmi, come gli addetti del call center del mio gestore telefonico. Non capivo perché l’anaffettività dovesse intaccare anche l’ambito della telefonia. Il T9 infatti invece di “coccole” dava “anabole”. Metabolizzai anche quella delusione rifacendomi perlopiù ai classici. Del resto nel Simposio di Platone si davano versioni diverse al sentimento chiamato Amore. Drogato da questa illuminazioni mi accinsi ad affrontare l’ennesima nottata. Buia e silenziosa, anche la volta celeste sembrava solcata da stupefacenti steroidi.