Trincerato dietro il sospetto che non sempre fossi stato vivo e che da vivo perlopiù ragionavo da morto, mi interrogavo spesso sulle sorti della lingua. Rimanendone basito. Sfogliavo voluttuosamente il dizionario dei sinonimi e dei contrari, da me rinominato dei Sintomi e dei Favorevoli. Scoprivo così che:
- Guerra era sintomo di malessere e favorevole alla pace.
- Felicità era sintomo di dolore e favorevole all’anestesia del sensorio.
- Religione era sintomo di vuoto e favorevole all’immenso (il più vuoto dei vuoti, per definizione. Ma anche il più pieno dei pieni per converso).
- Politica era sintomo del nulla e favorevole al nulla. Ovviamente si trattava di un’eccezione alla regola.
- Famiglia era sintomo di solitudine, ma solo in alcuni casi. Più generalmente significava maturità ed era favorevole alla condivisione.
Solo un lemma resisteva all’antica rubricazione: Amore. Amore risultava, al mio dizionario, essere sinonimo di vita. Ma anche il suo irreversibile contrario.