Emerse dall’immensità del nulla esistenziale, le mie paranoie erano davvero un’ottima compagnia. E pure un’ottima compagna, quando da molteplici si riducevano a una: la solitudine. Così venne consolidato che la solitudine era la mia migliore compagna. Compagna e non solo: pure connivente della parte malata della vita, complice di quella illegale, mentore di quella insicura e sfiduciata, mamma di quella indifesa, moglie di quella matura, collega di quella produttiva, sensale di quella mercenaria. Insomma: una soluzione per ogni problema. Ma anche – rovescio esiziale della medaglia – un problema per ogni soluzione. Contribuii in sostanza anche io all’entropia del cosmo come alla cosmogonia del disordine. Con indifferenza e naturalezza. Come l’omicida routine quotidiana.